.:: L'ERA DI SILVIO ::.
     
 

DALLA DISCESA IN CAMPO ALLE ELEZIONI DEL 2006 [TO UPLOAD]

All'inizio degli anni Novanta crolla il sistema tradizionale dei partiti, da sempre riferimento politico del Cavaliere. Così alle elezioni per la carica di sindaco di Roma nel novembre 1993 Berlusconi dichiara - tra lo stupore generale - che voterà per Gianfranco Fini. Lo "sdoganamento" dei voti della destra missina è il primo passo per la costruzione del Polo delle libertà. A gennaio 1994 annuncia la sua "discesa in campo", cioè l'ingresso in politica: fonda Forza Italia, un partito che dal nulla in tre mesi arriva oltre il 20 per cento e vince le elezioni politiche alleato con Alleanza nazionale di Fini, la Lega Nord di Umberto Bossi e il Ccd di Casini e Mastella.

Il governo nasce tra mille polemiche. Anche dall'Europa piovono critiche. Il Polo va avanti, ma a luglio arriva il primo stop: tenta di far approvare un decreto per uscire da Tangentopoli, entra in rotta con il Pool di Mani pulite ed è costretto alla retromarcia. Lo stesso avviene per la riforma delle pensioni disegnata dal ministro del Tesoro Lamberto Dini (che poi tradirà Berlusconi passando con l'Ulivo). Manifestazioni di piazza e opposizione del sindacato inducono a non trattare la materia nella legge Finanziaria. Ma il colpo finale lo subisce a Napoli: mentre presiede la Conferenza mondiale contro la criminalità organizzata il Cavaliere riceve un avviso di garanzia per corruzione dal Pool di Milano. Uno schiaffo in diretta che fa gridare al complotto dei magistrati. Tempi e modi dell'iniziativa non convincono neanche suoi tradizionali oppositori: Berlusconi in seguito verrà prosciolto dalle accuse, ma il danno di immagine è enorme. Approvata la Finanziaria, nel dicembre del '94 la Lega toglie la fiducia al governo. Dopo otto mesi Berlusconi è costretto a dimettersi da presidente del Consiglio dei ministri.

Dà l'astensione al governo tecnico di Dini e si prepara per la rivincita. Ma alle politiche del 1996 - senza l'appoggio leghista - è sconfitto da Romano Prodi, leader dell'Ulivo. Berlusconi, passa a guidare l'opposizione e partecipa ai lavori della commissione Bicamerale per le Riforme presieduta da Massimo D'Alema che tenterà - senza riuscirci - di fare le riforme istituzionali e costituzionali necessarie al Paese. Vince le elezioni europee del '99 - Forza Italia sfiora il 30 per cento dei voti - e le Regionali del '99 (che comporteranno le dimissioni di D'Alema come premier). In Europa aderisce al Ppe di cui diventa uno degli esponenti di punta.

Alle elezioni politiche del 2001, Berlusconi recupera il rapporto con la Lega di Bossi, apre ai repubblicani e consolida il rapporto con Fini. Risultato: la Casa delle libertà vince con il 45,4 per cento alla Camera e il 42,5 al Senato. In termini di seggi significa 368 seggi alla Camera (la maggioranza è di 315) e di 177 al Senato (la maggioranza è di 158). A confermare il successo di Berlusconi, che in questo modo sale alla Presidenza del Consiglio, il risultato di Forza Italia che diventa il primo partito italiano con il 29,4 per cento dei voti.

Alle elezioni politiche del 2006, Berlusconi non riesce ad ottenere la maggioranza dei voti ma ritrova la fiducia di un Paese che per più del 50% decide di affidarsi nuovamente a lui e alla sua coalizione. Forza Italia rimane il primo partito italiano, un po' in discesa rispetto alle precedenti politiche ma in forte ripresa rispetto alle ultime tornate elettorali.
 
     
     
 
 
 
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