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Forza Italia è un movimento politico italiano fondato il 18 gennaio 1994. Presidente e leader del partito è, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.

Forza Italia è il movimento aggregatore della coalizione di centro-destra denominata Casa delle Libertà. Il suo coordinatore nazionale è Sandro Bondi. A livello continentale aderisce al Partito Popolare Europeo, di cui costituisce il principale membro italiano.

L'ideologia del partito varia dal liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione cristiano-democratica; il partito aspira ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore ufficiale è l'azzurro.

Il 18 novembre 2007 in piazza San Babila a Milano Berlusconi annuncia lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di una nuova formazione politica, il Popolo della Libertà[2], a seguito di un'iniziativa di raccolta firme a favore di elezioni anticipate. Il 28 novembre Berlusconi ha smentito lo scioglimento immediato del partito. Il nuovo soggetto, il Popolo della Libertà, avrà una struttura confederale e non richiederà lo scioglimento delle formazioni aderenti.

STORIA

La nascita e i primi coordinamenti
Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).
Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).

Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri, Antonio Martino, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani. Il nome venne preso da uno slogan, Forza Italia appunto, della campagna elettorale della Democrazia Cristiana del 1987, curata da Marco Mignani.[3]

Berlusconi inizia a parlare di politica già mesi. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica[4]. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest[5].

L'Associazione Forza Italia! di giugno viene però tenuta pressoché segreta. Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano[6].

Già il 13 settembre Berlusconi si sbilancia con un "vorrei, ma non posso"[7]

Il 16 ottobre il settimanale della Mondadori, Epoca, mostra in copertina il logo dei "Club Forza Italia". All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico. L'idea ricorda molto quella dei club dei tifosi del Milan.

Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica fa un clamoroso scoop: vengono pubblicati dei documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi e di argomento strettamente politico. Berlusconi tuttavia nega decisamente la creazione di un partito Fininvest[8]. Più in là negherà anche che i nascenti club Forza Italia siano organizzati da lui e addossa tutto a un complotto de la Repubblica contro di lui[9].

Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che "se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Inoltre, infrangendo un vero e proprio tabù, afferma che alle elezioni comunali di Roma, se potesse votare, lo farebbe per Gianfranco Fini: mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per il Movimento Sociale Italiano.

Il 25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano.

Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini[10].

Il 9 dicembre Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l'inno degli "azzurri". Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della "discesa in campo" viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.

Da subito il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci (amministratore nazionale). Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a Milano.

Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà da subito fra i detrattori di "partito-azienda", di "partito di plastica", di "partito personale" o anche "partito eversivo"[11] (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto).

La campagna elettorale e la vittoria del 1994

Nello storico discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.

Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord), mentre al Sud Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l'Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).

Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori (oltre alla forza economica e mediatica del suo leader): a differenza di altri personaggi "nuovi" comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla "vecchia" politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.

L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.

Il breve Governo Berlusconi I

Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centro-destra, riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l'Italia, tra cui Giulio Tremonti, che divenne ministro delle Finanze.

Nonostante l'ottimo risultato ottenuto da Forza Italia alle successive elezioni europee dello stesso anno (circa il 30%), il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord e il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano (da lui definiti "fascisti").

Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").

Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

Il Polo perde le elezioni

Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell'Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi, ma - nel '98 - anche questo esecutivo è destinato ad essere sfiduciato, così il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema, fortemente avversato da Forza Italia, anche perché il suo governo riceve l'appoggio di diversi parlamentari eletti con il Polo. Berlusconi denuncia: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori".

I consensi, intanto, aumentano: Forza Italia e il Polo vincono le Europee del '99 e le Regionali del 2000.

La vittoria del 2001 e gli anni di governo

Così, nel 2000, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l'alleanza, che prende il nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.

La CdL vince le elezioni e va al governo del Paese. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il noto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.

Forza Italia, pertanto, va al governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di "più longevo" nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.

A partire dalle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, nel 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo[12]. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.

Le elezioni del 2006

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza del governo, durato cinque anni. Lo sfidante, Romano Prodi, si presentò con una coalizione di centrosinistra rinnovata, naturalmente con un giudizio diametralmente opposto sul governo di centrodestra.

Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni (ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001), ma comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.

Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.

Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001 (- 6% alla Camera), risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge (compresi gli eletti nella circoscrizione Estero) 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei Deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.

L'entrata nel PdL

Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Forza Italia diventa così formazione promotrice del nuovo soggetto unitario, rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi, e si presenterà perciò assieme ad Alleanza Nazionale e ad altri movimenti e partiti politici della coalizione all'interno della lista del PdL.

Il 21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale di Forza Italia ha sancito ufficialmente la confluenza nel PdL (assieme agli altri partiti che hanno aderito all'ingresso nella nuova formazione politica, tra cui Alleanza Nazionale) e ha dato a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione, conclusasi con il congresso costituente del nuovo partito, tenutosi dal 27 al 29 marzo 2009.

da: wikipedia

 
     
     
 
 
 
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