La lista unica del centrodestra
Dopo la caduta del governo e l'indizione di elezioni anticipate, la politica italiana perse il fragile equilibrio bipolare su cui si era costruita la Seconda Repubblica. Se il centro-sinistra aveva subito lo strappo fra La Sinistra - l'Arcobaleno e il Partito Democratico, che mise fine dopo tre anni all'esperienza dell'Unione, il centro-destra apparve improvvisamente e prevedibilmente ricompattato. La scelta del Pd di correre da solo, però, ebbe effetti anche sulla CdL, che nella situazione del momento si sarebbe ritrovata come un insieme disunito di più di venti partiti[citazione necessaria] a competere contro il solo Pd, dando una cattiva immagine. In questa situazione, vari esponenti del centro-destra espressero l'ipotesi di andare al voto con i soli quattro partiti fondatori della CdL, ma ciò non venne accolto positivamente dai "piccoli partiti" e in particolare da La Destra.
L'8 febbraio 2008 la situazione si stabilizzò con una brusca accelerata da parte di Berlusconi al processo di costruzione del Popolo della Libertà: il leader della CdL annunciò, alla trasmissione televisiva Panorama del giorno, che Alleanza Nazionale aveva trovato un accordo per entrare nel PdL e che alle vicine elezioni politiche avrebbe presentato il simbolo del nuovo partito, assieme a quello della Lega solo al Nord, la quale Lega si sarebbe federata con il PdL senza confluirvi.
La data dell'8 febbraio venne tra l'altro a cadere proprio nel giorno anniversario della morte di Pino Tatarella, che più di tutti si era battuto per realizzare il sogno di un partito unitario di centro-destra [1].
L'annuncio dell'adesione di AN al nuovo partito[5] segnò di fatto la ripresa del progetto del partito unico, messo nel cassetto in vista della crisi di governo. Mentre il 9 febbraio Berlusconi apriva la campagna elettorale del PdL al meeting dei Circoli della Libertà a piazza San Babila e lanciava il nuovo slogan «Rialzati, Italia», tutti i partiti che avevano precedentemente aderito confermarono la loro adesione, assieme alle nuove adesioni di Azione Sociale, annunciata il 9 febbraio, e ai Popolari Liberali di Carlo Giovanardi, che aveva aderito già quattro giorni prima.
Con la creazione del Popolo della Libertà, il centro-destra ha presentato perciò un quadro politico notevolmente semplificato. Estranei al PdL, oltre la Lega Nord e il Movimento per l'Autonomia di Lombardo che hanno presentato le proprie liste rispettivamente nel Centro-Nord e nel Centro-Sud Italia, restano altri due partiti della vecchia CdL: l'UDC e La Destra.
Tali partiti hanno respinto gli inviti di Berlusconi e Fini ad entrare nel Popolo della Libertà, sottolineando l'importanza di mantenere l'identità del partito, pur rimanendo nella coalizione di centro-destra, magari con un accordo simile a quello concluso con la Lega Nord. Per i leader del PdL tale soluzione non viene ritenuta praticabile ed è considerata solo un rallentamento del processo unitario. Di fronte ciò, sia La Destra che l'UDC hanno deciso di presentarsi da soli alle elezioni.
La campagna elettorale 2008
Il programma elettorale del partito, presentato da Silvio Berlusconi il 29 febbraio 2008 con lo slogan «Rialzati, Italia!», è strutturato su sette punti principali (definiti "missioni"):
1. rilanciare lo sviluppo
2. sostenere la famiglia
3. più sicurezza, più giustizia
4. i servizi ai cittadini
5. il Sud
6. il federalismo
7. un piano straordinario di finanza pubblica
Due dei più ambiziosi obiettivi di tale programma sono arrivare a far costare di meno lo Stato ai cittadini (non più di un terzo del PIL) e dotare il paese di tutte quelle infrastrutture di cui è carente. Per ridurre i costi punta soprattutto alla totale riorganizzazione ed informatizzazione della pubblica amministrazione, alla soppressione di tutti gli enti inutili e al dimezzamento del personale che ricopre cariche pubbliche [6].
La campagna elettorale del Popolo della Libertà, cominciata all'indomani della fine della legislatura, vide accendersi i toni da entrambe le parti verso le settimane precedenti al voto. In particolare, evento che inasprì i toni della campagna fu l'annuncio da parte di Silvio Berlusconi, il 22 marzo 2008, di una cordata italiana per l'acquisto della compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia, nella quale sarebbero entrati anche, probabilmente, i figli del leader del centrodestra. L'annuncio venne visto dalla maggior parte degli avversari politici del PdL come un annuncio puramente propagandistico. Il giorno dopo Berlusconi precisò di avere soltanto auspicato un impegno di imprenditori italiani in una cordata, ma smentì una partecipazione in prima persona della sua famiglia.
Evento che contraddistinse gli ultimi giorni di campagna elettorale fu lo scontro fra PD e PdL sul confronto televisivo fra i due principali candidati premier. La legge della par condicio, infatti, prevedeva che a tutti i candidati alla presidenza del Consiglio vi fosse pari partecipazione televisiva, e il rinnovato panorama politico con quindici candidati non avrebbe permesso un duello in TV come quelli avvenuti prima delle precedenti elezioni fra Berlusconi e Romano Prodi, allora unici candidati. L'agognato duello fra Veltroni e Berlusconi, alla fine, non si tenne, ma l'ultimo giorno di campagna elettorale i due politici poterono confrontarsi nella stessa trasmissione, seppur uno dopo l'altro, a Matrix, su Canale 5, dove i due ebbero a disposizione tre quarti d'ora ciascuno.
Altro caso che inasprì i rapporti fra le due forze politiche fu la vicenda sulle schede elettorali: Berlusconi, infatti, denunciò una presunta irregolarità delle schede, che a suo avviso non esplicitavano la presenza di due coalizioni ed erano soggetti ad errore da parte dell'elettore. Particolarmente criticate furono le parole del principale alleato del PdL e capo della Lega, Umberto Bossi, il quale aveva metaforicamente minacciato di «prendere mano ai fucili» nel caso le schede fossero rimaste com'erano allora.
La vittoria del PdL
Le elezioni politiche del 2008 si sono concluse con un netto successo dell'alleanza di centro-destra, che ha ottenuto complessivamente il 46.81%[7] alla Camera e il 47.32%[8] al Senato, conquistando la maggioranza assoluta in entrambe le camere. Il Popolo della Libertà ha ottenuto singolarmente il 37.39% alla Camera e il 38.17% al Senato. La larga vittoria del centro-destra ha incoronato il PdL primo partito politico italiano.
da: wikipedia
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